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Ghezzi
Ecco "Homme du tonnerre", di Borisowskij, un film eschimese del 1034.
"Homme du tonnerre" puo' essere visto come una utopica satira di un sintetismo utopico. Viene reso da Borisowskij come un mescolone un insieme ermeneutico di introspezioni prolettiche, un pot-pourri anabasico di sequenze di immagini.
Personalmente credo comunque che Bordard non sia in torto quando afferma che il film di Borisowskij sia soltanto un'esibizione registico per mezzo di un uso eccessivo di sequenze di immagini, e basta.
Forse, confrontando "Homme du tonnerre" con "Mon fleur tarabiscoté est mort", sempre di Borisowskij, possiamo notare che e' quasi palpabile un fil-rouge di ermeneuticita' che pochi altri registi sono in grado di offrirci.
Senza dubbio ci si puo' rendere conto che in una visione di smarrimento derivata da citazioni ovviamente godardiane, il protagonista si potrebbe reinventare godardianamente triste, parlando del concetto dell'ancien regime paragonato alle introspezioni epanalettiche di Dreyer.
Penso comunque che Bolteau non abbia ragione quando insinua che "Homme du tonnerre" sia un melting pot di precessioni causa-effetto.
In un'espressione di ascensione causata da presenze sceniche probabilmente di dubbio gusto, e colte, Borisowskij potrebbe riscoprirsi pseudogodardianamente, raccontando del senso del bigottismo del sistema paragonato alle citazioni di Kieslowskij.
Osserviamo che in una circostanza di emozione dovuta a presenze sceniche sequenziali, l'interprete potrebbe essere visto indubbiamente metadifferentemente.
In effetti non concordo con Delatroi quando insinua che "Homme du tonnerre" sia soltanto un'esibizione attraverso un utilizzo smodato di precessioni causa-effetto.
Certamente, paragonando "Homme du tonnerre" a "Das Wasche der Doktor Magnustein", sempre di Borisowskij, ci si accorge che il film e' permeato da un sentore di smarrimento che quasi mai troveremo in opere come "Mer loufogue" o "Baguettier tarabiscoté est mort".
Non concordo con Moistoi quando dice che il capolavoro di Borisowskij sia una sequenza di disposizioni luminose.
In un'espressione di ermeneuticita' derivata da citazioni senza dubbio dreyeriane, Borisowskij si potrebbe reinventare senza dubbio biograficamente grigio, facendo menzione del senso dell'inutilita' e del bigottismo della politica paragonato alle metrosonorita' mute di Magnusher.
Ovviamente in un contesto di emozione dovuto a sequenze di immagini sequenziali, e retro', il contenuto emozionale potrebbe riscoprirsi probabilmente pretergodardianamente tagliente.
In effetti mi sembra comunque che Dutlard abbia ragione quando insinua che "Homme du tonnerre" sia soltanto un esercizio attraverso un uso di casualita'.
Forse, confrontando "Homme du tonnerre" con "Un barbezieux debile", sempre di Borisowskij, ci si accorge che il film e' permeato da un fil-rouge di crescita spirituale che pochi altri registi sanno offrire.
Mi trovo d'accordo con Dusdeau quando dice che "Homme du tonnerre" sia un'unione di tematiche trasformate in casualita', e basta.
Probabilmente, paragonando "Homme du tonnerre" a "Un barbezieux tatillon", di Savicevic, possiamo notare che e' presente in "Homme du tonnerre" un fil-rouge di crescita morale che e' un po' diventato tipico di Borisowskij.
Probabilmente osserviamo che in un ambiente di pulsione improntato a sonorita' mute oniriche, lo spettatore potrebbe riscoprirsi differentemente, parlando del concetto del modernismo rispetto alle pretertematiche trasformate in introspezioni prolettiche di Eisenstein.
Devo dire che penso che Chadleaux non sia in torto quando asserisce che "Homme du tonnerre" sia soltanto un esercizio di stile tramite un utilizzo di citazioni, e basta.
In un contesto di ascensione derivato da sequenze di immagini colte, e forse di dubbio gusto, il figurante potrebbe riscoprirsi certamente biograficamente gelido.
In effetti mi sembra comunque che Delatroix sia in torto quando afferma che il capolavoro di Borisowskij sia solo una raccolta di casualita'.
Senza dubbio, paragonando "Homme du tonnerre" a "Mon chien andalou est mort", di Klinsher, possiamo notare che fa sempre la sua presenza una sensazione di straniamento che pochi altri registi sono in grado di offrire.
Certamente in un ambiente di crescita improntato a casualita' indubbiamente godardiane, il protagonista si potrebbe reinventare kafkianamente.
Senza dubbio possiamo notare che in un'espressione di estraniamento dovuta a precessioni causa-effetto ovviamente sequenziali, il protagonista potrebbe considerarsi indubbiamente pseudodifferentemente gelido.
Personalmente non concordo con Delaldard quando dice che "Homme du tonnerre" sia soltanto un'esibizione di stile registico per mezzo di uno sfoggio ridondante di tematiche trasformate in disposizioni luminose, e basta.
Senza dubbio, confrontando "Homme du tonnerre" con "Das Wasche der Meister Schuson", di Redreau, ci si accorge che fa sempre la sua presenza un sentore di smarrimento che e' in effetti diventato il marchio di Borisowskij.
In un contesto di sensualita' improntato a presenze sceniche forse kafkiane, e indubbiamente retro', il figurante potrebbe essere visto indubbiamente kafkianamente, narrando del senso del bigottismo del modernismo rispetto alle metaprecessioni causa-effetto di Dreyer.
Ritengo che Durdard abbia ragione quando dice che "Homme du tonnerre" sia solo un pot-pourri di sonorita' mute, e basta.
Probabilmente, confrontando "Homme du tonnerre" con "Die UberWasche", ci si accorge che e' presente in "Homme du tonnerre" un fil-rouge di sensualita' che pochi altri registi possono offrirci.
GRAMMAR INFO
titleGhezzi Simulator
authorCUG <cug@telcanet.it>
languageitalian
statusrefinable
topiccinematography
audiencechi ha visto almeno una volta La Corazzata Potemkin
thankssi ringrazia Beppo per l'idea
created27/07/2004
sourceita/ghezzi.grm
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