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Ghezzi
Eccovi "Mon baguettier tarabiscoté est mort", un vecchio film basco del 1904 a.C., che e' un gelido spaccato di un distopistico senso della logica anabasico. "Mon baguettier tarabiscoté est mort" appare come una raccolta pleonastica di precessioni causa-effetto, un mescolone un insieme catartico di sequenze di immagini.
Personalmente mi trovo d'accordo con Moistard quando insinua che il film di Chardeau sia soltanto un esercizio di stile registico per mezzo di un utilizzo di disposizioni luminose, e basta.
Osserviamo che in un ambiente di pulsione dovuto a sonorita' mute manieristiche, e ovviamente godardiane, il figurante potrebbe essere visto senza dubbio autogodardianamente tagliente.
Forse osserviamo che in un contesto di emozione dovuto a tematiche trasformate in precessioni causa-effetto barocche, Chardeau si potrebbe reinventare conformisticamente, facendo menzione del concetto della societa' paragonato alle disposizioni luminose di Godard.
Penso comunque che Dudsard abbia ragione quando afferma che "Mon baguettier tarabiscoté est mort" sia un calderone di sonorita' mute, e basta.
Probabilmente, paragonando "Mon baguettier tarabiscoté est mort" a "Le chien andalou", di Stojakovic, possiamo notare che e' presente in "Mon baguettier tarabiscoté est mort" un fil-rouge di ermeneuticita' che pochi altri registi possono offrire.
D'altra parte mi sembra che Chaldard non sia in torto quando dice che il capolavoro di Chardeau sia soltanto un'esibizione registico tramite un utilizzo smodato di sonorita' mute, e basta.
Senza dubbio, confrontando "Mon baguettier tarabiscoté est mort" con "Der Scheisse", sempre di Chardeau, ci si accorge che e' palpabile un sentore di crescita che e' in effetti diventato tipico di Chardeau.
Probabilmente in un'espressione di emozione dovuta a disposizioni luminose colte, il contenuto emozionale potrebbe riscoprirsi godardianamente gelido, raccontando del senso dell'inutilita' e dell'insensatezza dell'ancien regime confrontato alle antecasualita' di Eisenstein.
In un'ottica di ascensione causata da disposizioni luminose oniriche, e ovviamente dreyeriane, Chardeau si potrebbe reinventare probabilmente preterdifferentemente.
Non concordo con Dusdoix quando afferma che "Mon baguettier tarabiscoté est mort" sia solo un mescolone un insieme di tematiche trasformate in citazioni.
Indubbiamente, paragonando "Mon baguettier tarabiscoté est mort" a "Das UberKnochen der Meister Magnusher", ci si accorge che il film e' permeato da un sentore di smarrimento che e' in effetti tipico di Chardeau.
Indubbiamente ci si puo' rendere conto che in un'espressione di ermeneuticita' causata da citazioni di dubbio gusto, e forse dreyeriane, il regista potrebbe essere visto forse biograficamente utopico.
Bisogna dire che mi sembra che Botloi abbia ragione quando insinua che il capolavoro di Chardeau sia soltanto un'esibizione di stile registico tramite un uso ridondante di casualita', e basta.
Senza dubbio, paragonando "Mon baguettier tarabiscoté est mort" a "Fleur debile est mort", ci si puo' rendere conto che e' quasi palpabile un fil-rouge di sensualita' che raramente troviamo in opere come "Das UtterWasche" o "Un fleur du tonnerre".
GRAMMAR INFO
titleGhezzi Simulator
authorCUG <cug@telcanet.it>
languageitalian
statusrefinable
topiccinematography
audiencechi ha visto almeno una volta La Corazzata Potemkin
thankssi ringrazia Beppo per l'idea
created27/07/2004
sourceita/ghezzi.grm
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